Immersi in un paese come Genazzano, non si può, neanche in preda all’ateismo più radicato, non sentire, come in una piccola e devotissima Assisi, il richiamo alla giungla del sentimento religioso, in particolare al personaggio femminile per eccellenza della tradizione cristiana: la Madonna. Una Madonna sospirata, quella del De Carolis, che abituato alla trattazione di tematiche religiose, qui si cimenta in una processione che ricorda quella della letteratura di Chauser. Tipica della processione, come elemento della socialità paesana, è la non distinguibilità dell’individuo. Tutto si confonde in un’unica massa, morbissima e disperata…una “cornice nella cornice” in cui corpi straziati, a caccia di perdono e Rilevazione, si accostano alla Madonna del paesino romano, le si avvicinano, quasi intimiditi dalla sua presenza scenica, una comparsa teatrale, avvolta da un’aurea illuminatissima, come se a proteggerla fosse Dio stesso insieme al suo umile popolo di contadini.
La Madonna di Genazzano è un inno alla devozione spirituale di un paese in cui le vecchie, con assoluto buon gusto, ancora vestono di nero, e aspettano fuori dalla porta l’arrivo della morte. Mentre i mariti ammazzano il tempo in campagna o all’osteria della piazza, dove sorseggiare quel vino che inebria senza ubricare. Tra il bellissimo ninfeo del Bramante e il Castello Colonna, si situa proprio questo momento della produzione di De Carolis, che a volte crocefigge, altre volte, come questa, allarga il suo sguardo sulla dimensione del popolo più pasoliniano, su quelle ceneri contadine in cui ognuno di noi vorrebbe rispecchiarsi, almeno uno volta, nella propria vita per riscoprire una Verità quasi primordiale, quella dell’esistenza preistorica, in cui a parte se stessi, c’e solo un cielo al quale votarsi nella speranza che qualcosa possa cambiare. Non c’è cristianità in questo dipinto, né alti commissariamenti ecclesiastici. È un quadro bello perché assolutamente spontaneo, sorgivo, lontano da quei maliziosi elogi della fede che nascondono solo interessi il più delle volta perversi.
La pittura di De Carolis è un bagno silenzioso, di anime che già hanno abbandonato il loro corpo, per concedersi senza fatica ad un mondo che lui stesso, il Dio del quadro, il pittore, vuole fatto di abbandono totale, mistico, senza intermezzi.
È il popolo che vuole la Madonna, la vuole come verità quotidiana, da incontrare nei tanti momenti che compongono la vita di un uomo. Dall’allevamento dei figli al momento della cucina: del resto, in una paese come Genazzano, tutto deve avere il sapore del sacro.
martedì 21 agosto 2007
Antoniazza Arte - Numero VI
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1 commento:
è bellissima
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